domenica 8 gennaio 2017

cucine, ventilazione, canne fumarie e normativa

chi segue questo blog sa bene che le norme che sovrastano l'edilizia sono tante, diversificate e, soprattutto, spesso sono in contraddizione fra di loro. Analizziamo oggi un caso assolutamente tipico che va affrontato in tutte le ristrutturazioni di immobili residenziali: la normativa relativa alla cucina, alla necessità di ventilazione dell'ambiente, e la correlata normativa urbanistica di riferimento.

le norme che sovrastano l'ambiente cucina sono di tre famiglie:
  • le norme tecniche di settore, o norme UNI, e nel caso specifico la UNI 7129 il cui ultimo aggiornamento è del 2008, che riguarda sia il corretto posizionamento della tubazione del gas, sia le caratteristiche di ventilazione degli ambienti. questa norma UNI non si applica nelle cucine in cui non è presente un piano di cottura a gas (p.e. piano cottura elettrico o a induzione);
  • le norme urbanistiche e tecniche nazionali, le quali nel caso specifico parlano solo di altezza e ventilazione nel decreto sanità del 1975;
  • le norme edilizie ed igienico-sanitarie, le quali sono dettate da delle linee guida nazionali ma poi sono tradotte localmente tramite i regolamenti edilizi ed igienico-sanitari che devono essere redatti da ciascun comune individualmente (anche se a volte nei comuni minori sono copie di quelli dei capoluoghi di provincia). i regolamenti locali comunque non possono essere in contrasto con le norme nazionali (magari intervenute successivamente): laddove lo fossero, prevale la norma nazionale;
  • il codice civile, che si limita a dire che l'immissione di vapori verso le altre proprietà non deve arrecare disturbo;
La norma UNI 

La norma UNI è molto vincolante nella corretta progettazione della cucina, tanto che, spesso, in contesti urbanistici molto vincolati (p.e. i centri storici) può essere indicato o addirittura necessario optare per una cucina non a gas, proprio per evitare di dover realizzare fori esterni o condotti di ventilazione dal sicuro impatto estetico. Tuttavia alcuni comuni, tra i quali come si vedrà c'è la Capitale, anche le cucine elettriche non sono esentate dal dover obbligatoriamente avere sistemi per l'evacuazione fumi verso l'esterno.

Purtroppo le norme tecniche non sono disponibili per la consultazione pubblica e gratuita, se non recandosi fisicamente presso uno dei centri UNI: dato che le norme sono pure coperte da copyright (ancora devo trovare un controsenso più insensato di delle norme o leggi che non sono accessibili al pubblico) mi dovrò limitare a sintetizzarvi i vincoli che la UNI 7129:2008 impone per gli ambienti dove c'è il posto di cottura (se a gas):
  • l'ambiente deve essere sempre areato e ventilato: significa che deve avere finestre in diretta comunicazione con l'esterno, o avere condotti di aerazione appositamente dimensionati;
  • deve verificarsi anche UNA SOLA delle seguenti condizioni (punto 5.1.1. della parte 2):
    • essere presente una cappa a tiraggio naturale o elettrica in comunicazione con l'esterno. se la cappa è elettrica, deve rimanere accesa (dall'utente) per tutto il tempo in cui è acceso il gas. Se la cappa è rotta tecnicamente non si può cucinare. Sul fatto che l'esalazione possa essere a parete o a tetto la norma non è chiara: la preferenza è verso lo scarico a tetto, ma anche quello a parete è ammesso. Nella parte 3 della UNI comunque si parla quasi esclusivamente di scarico di caldaie;
    • presenza di un elettroventilatore sulla parte alta di una delle pareti della cucina che esali direttamente all'esterno anche mediante tubazione. può essere installato sul vetro di una finestra;
    • aerazione di tipo diretto, realizzata mediante fori nella muratura perimetrale (due fori, uno in basso - h max 30cm da terra - e uno in alto - h min 180cm da terra - di sezione utile non inferiore a 100cmq) dell'ambiente cucina: per questa soluzione ci sono i seguenti limiti: la potenza dei fornelli non deve superare gli 11,7kW (un piano cottura domestico difficilmente si avvicina a questo valore); se nell'ambiente è installato anche una caldaietta di tipo A (cioè a camera aperta senza ventilatore e senza cappa) la potenza totale dei fuochi e della caldaietta non può superare i 15kW. si parla sempre di potenze nominali.
    • se si è in un monolocale, è obbligatorio che il piano cottura abbia il sistema di sorveglianza di fiamma (oggi cel'hanno tutti di serie) - punto 4.2.4 della parte 2.
come si è visto, non basta la presenza della sola finestra a garantire il rispetto della normativa: occorre comunque un sistema specifico di evacuazione dei vapori di cottura (e soprattutto del prodotto della combustione del gas) verso l'esterno. L'installazione di caldaie nella cucina non crea problemi dal punto di vista normativo, purché si impieghino possibilmente apparecchi di tipo B (a camera aperta, cioè aspira l'aria dall'ambiente ma la scarica in un condotto) o ancora meglio di tipo C (a camera stagna e tiraggio forzato, cioè caldaie che non scambiano l'aria con l'ambiente in cui sono installate ma prelevano ed espellono direttamente all'esterno). ovviamente, i condotti di scarico di eventuali caldaie e della cappa della cucina devono essere distinti.

La norma nazionale

Il decreto sanità del 1975 è di fatto l'unica norma specifica applicabile a livello di normativa nazionale sul tema delle cucine, e si limita solamente ad imporre alla cucina la presenza di una finestra che comunichi direttamente verso l'esterno. Inoltre, seppure non esplicitamente citato, in quanto "ambiente abitabile" deve avere anche una superficie finestrata superiore ad 1/8 della superficie calpestabile ed avere una altezza utile interna di almeno 270cm. Non ci sono però altri vincoli specifici, nè di superficie minima, nè di cubatura.

La normativa locale

Arrivati a questo punto bisognerebbe scrivere un paragrafo per ogni regione ed uno per ogni comune d'Italia: io opero su Roma pertanto qui mi limiterò a descrivere le direttive che vengono imposte nella Capitale, e la relativa prassi amministrativa.
Nel regolamento edilizio di Roma Capitale c'è un articolo specifico, il 59, che descrive le norme per le canne fumarie: queste devono necessariamente essere singole, cioè una per ogni cucina, e devono avere sbocco "al di sopra del tetto del fabbricato"; la canna fumaria può essere collettiva se ha accorgimenti specifici per evitare che ci sia interferenza tra i tiraggi. Il regolamento indica però che se c'è l'impossibilità tecnica di portare lo scarico fumi fino al tetto, allora è possibile fare un semplice scarico a parete, purché sia all'aria libera (leggi sotto). Dunque il regolamento fornisce la possibilità di scarico a parete, ma occorre che vi sia una problematica tecnica o normativa insormontabile perché la canna si possa non realizzare fino al tetto. Per esempio, motivi di impossibilità tecnica sono per esempio eventuali vincoli architettonici (pensiamo per esempio a tutto il centro storico all'interno dell'anello aurealiano, dove però vige comunque il vincolo anche per la realizzazione di semplici rosette di ventilazione in facciata) o anche specifici vincoli di PRG (come per esempio la carta per la qualità). Questa specifica è stata introdotta nel regolamento di Roma nel 1978, dunque gli edifici costruiti prima di tale data possono non essere per nulla dotati di tali sistemi: intervenire quindi anche con una semplice ristrutturazione in un immobile inserito in un fabbricato anteriore a tale data e quindi non dotato di canne fumarie può comportare la non irrilevante problematica del dover realizzare scarichi fumi che risulterebbero in ogni caso invasivi.
Tuttavia, è da considerare che secondo la prassi amministrativa quando si ha a che fare con situazioni precedentemente legittimate, seppure difformi dalla normativa attualmente in vigore - e soprattutto quando la normativa è quella locale -, è da sempre ritenuto legittimo utilizzare il vano cucina nello stato in cui è, quindi anche eventualmente privo della canna fumaria esterna: dunque in questi casi specific il problema nasce nel momento in cui si vuole trasformare l'immobile portandolo ad una conformazione diversa da quella originaria, ammesso che questa sia legittima.
Sempre riguardo la collocazione temporale dell'obbligo, si è visto che questo è stato introdotto nel 1978; tuttavia in epoca precedente esistevano comunque specifiche indicazioni relativamente alla presenza della canna fumaria per le cucine, ed è per questo che negli edifici realizzati prima degli anni '50 spesso le canne fumarie sono presenti.
Nel caso sia possibile realizzare i fori di esalazione in facciata, anche se non sarebbe necessario, è bene a mio parere rispettare comunque le distanze minime di rispetto imposte dalla UNI 7129:2008, non per altro perché è l'unico riferimento specifico che abbia una diretta attinenza (in realtà sono presenti altre norme UNI che normano in generale le componenti di un sistema di scarico fumi, come la 11278, ma che non danno indicazioni sulla posizione del foro di uscita come invece fa la 7129).
Il regolamento parla anche di fornelli elettrici, indicando che in questo caso non c'è bisogno che l'esalazione arrivi fino al tetto del fabbricato ma specifica comunque che deve esserci una aspirazione diretta sopra i fornelli la cui esalazione arrivi "all'aria libera" (e quindi è da intuirsi che non può avvenire in chiostrine e pozzi di luce, ma solo nei cortili o verso l'esterno).
Si capisce quindi che a Roma di fatto non è mai a norma una cappa cucina che sia solo filtrante, anche se l'ambiente in cui è messa può essere comunque a norma rispetto alle imposizioni UNI, se non nel caso di ambienti cucina legittimati da titoli edilizi antecedenti il 1978.
Vi ricordo che il regolamento edilizio è derogabile, nel senso che il Comune può autorizzare eventuali soluzioni in difformità da esso, ma le deroghe devono essere preventivamente autorizzate.


il codice civile

sebbene sia consentito, come abbiamo visto, in taluni specifici casi la realizzazione di scarico fumi a parete, va considerato che detti scarichi non devono arrecare danno ai vicini secondo il disposto dell'art. 844 del codice civile: il danno si produce anche solo se le esalazioni in un modo o nell'altro arrivano ad essere percepite da qualcun'altro, in modo continuativo e diretto ogni volta che si utilizza la cucina.
Dunque anche nel caso in cui si possa legittimamente realizzare l'esalazione in facciata, è possibile che, se questa crea incomodo al vicino, questi possa ottenere il ripristino o la modifica del sistema di scarico. Sarà più difficile per il vicino obbligarvi a modificare il sistema se questo comunque rispetta la norma UNI.
tuttavia la norma specifica è molto legata al concetto di "tolleranza" e "tollerabilità", cioè cose difficilmente quantificabili quando si parla di quantità di fumi e di "odori". Nel caso in cui risulti necessario o possibile realizzare il solo scarico a parete, e lo si fa in un punto in cui gli odori possono essere percepiti da altri, può risultare opportuno applicare sistemi di filtraggio tali per cui vengano ridotti al minimo le esalazioni percepibili all'esterno: per fare questo può essere sufficiente anche inserire un filtro ai carboni all'interno della cappa aspirante (come si fa quindi per le cappe che sono solo filtranti, le quali reimmettono nello stesso locale le esalazioni di cottura, solo che appunto filtrate).

in sintesi

si può sintetizzare il tutto, relativamente all'applicazione nella città di Roma, come qui appresso:
  • la canna fumaria di esalazione verso l'esterno è sempre obbligatoria, sia per fornelli a gas, sia elettrici (o a induzione, per coerenza);
  • nel caso di fornelli elettrici, o nel caso in cui si dimostri l'impossibilità tecnica di realizzare una canna fumaria fino al tetto, è possibile esalare in facciata, purché sia verso "l'aria libera", cioè sono secondo me da escludersi chiostrine e pozzi di luce;
  • nel caso di fornelli a gas, è necessario realizzare o disporre della canna fumaria con sbocco al di sopra del tetto del fabbricato. Si può derogare in caso di impossibilità tecnica o nel caso per esempio della presenza di vincoli architettonici o paesaggistici;
  • se dotato di esalazione verso l'esterno, l'ambiente rispetta la norma UNI anche senza altre specifiche soluzioni di ventilazione; altrimenti deve verificarsi almeno uno degli altri criteri descritti sopra;
  • nel caso sia possibile l'esalazione in facciata, è buona regola che lo sbocco rispetti le distanze previste dalla norma UNI 7129:2008, sebbene non sia esplicitamente obbligatorio per le cucine non a gas;
  • gli unici casi in cui è legittimo non avere nessuna esalazione verso l'esterno a Roma è quando si interviene su edifici che sono stati realizzati legittimamente in epoca in cui non vigeva espressamente l'obbligo della canna fumaria: in tali casi, ammesso che l'immobile sia conforme al titolo originario di costruzione (o altro titolo legittimante equipollente), è legittimo a mio parere non avere nessun sistema di esalazione verso l'esterno. Se si ristruttura un immobile con tale caratteristica, per beneficiare dell'esonero, è necessario che l'ambiente cucina non venga modificato rispetto al progetto originario. Tutto ciò è frutto di mie supposizioni e dell'esperienza nella prassi amministrativa: non è detto che valga a prescindere.

22 commenti:

  1. Grazie Marco, sempre preziosissimi i tuoi post... ma avrei una osservazione da fare e poi se posso un paio di domande:

    - osservazione

    a me è capitato che su un edificio anni'20 (non proprio in centro storico ma cmq in zona centrale di Roma) pur non spostando la posizione originaria della cucina e dimostrando l'assenza della canna fumaria (vista l'età dell'edificio) gli addetti del gas non hanno fatto l'allaccio..... è brutto dirlo ma in pratica sarebbe stato meglio fare una semplice voltura senza distacco...evitando così che ci fossero sopralluoghi interni all'appartamento...

    domande

    1 - la combinazione piano cottura a induzione/ cappa filtrante quindi non è ammessa (almeno a Roma) giusto? Per cui nell'impossibilità di andare a tetto, il buco in facciata (sottintendendo il rispetto delle norme e in un edificio non segnato nella carta per la qualità) va fatto con una pratica a parte (scia nel caso) o è sufficiente la cila dei lavori di ristrutturazione?

    2 - a proposito di caldaie, un semplice scaldabagno a gas (stagno) per acqua sanitaria, collocato internamente nel bagno (in una casa senza balconi), e che richiede scarico fumi (in facciata)...anche in questo caso vale quanto detto sopra (si procede con scia separata)?

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    1. per l'osservazione, i tecnici del gas devono attenersi all'attuale norma UNI, quindi vale quanto detto nel post relativamente a questo argomento: come visto, la canna fumaria non è indispensabile per la UNI ma se è assente servono altri sistemi (ventilazione a parete per esempio): si può provare ad ovviare in questo modo.
      per le domande, la risposta è che un foro a parete va attualmente sempre e comunque in SCIA, e dunque non basta la sola CILA per ristrutturazione interna a giustificarlo. A volte però si riescono a sfruttare fori esistenti, e questo consente di non andare in SCIA, ma bisogna dimostrare la preesistenza. La cappa filtrante a Roma di fatto non è mai ammessa.

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  2. Gentile Architetto,
    se possibile avrei un quesito da sottoporle: io e mia sorella abbiamo frazionato un appartamento nella capitale utilizzando regolarmente la CILA. Nel secondo appartamento di risulta, quella che era una camera da letto è diventata una cucina con fornelli a gas e cappa filtrante, la mia domanda è: per rispettare le norme UNI è sufficinete inserire SOLO un elettroventilatore installandolo sul vetro della finestra per far si che esali direttamente all'esterno?

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    1. per far si che l'ambiente sia conforme alla norma UNI è sufficiente che sia rispettata almeno una delle condizioni sopra elencate. tuttavia, stareste apposto solo con la norma UNI ma non con il regolamento edilizio.

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    2. grazie mille per la risposta....per stare a norma con il regolamento edilizio ci vuole per forza la cappa ad aspirazone diretta o le due bucature se non si può realizzare lo "scarico" al di sopra del tetto con la cappa, oppure ho capito male?

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    3. per i regolamenti romani ci vuole sempre la cappa aspirante con esalazione possibilmente fino al tetto del fabbricato (!) ma è ammesso anche in facciata, purché non arrechi disturbo ad altri (quindi è opportuno che sia anche filtrante, come scrivo nel post).

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    4. ultima domanda: sarebbe ritenuta a norma edilizia se ad esempio la cappa della nuova cucina si allacciasse alla canna fumaria condominiale principale, ovvero, per capirci, a quella della cucina preesistente che è rimasta così com'era nel primo appartamento del frazionamento?(nel secondo , quello di risulta come Le dicevo è stata trasformata una camera da letto in una cucina)questa canna fumaria però dista più di 2 mt dalla nuova cucina...e mi pareva di aver capito che il tubo o flessibile non debba superare tale distanza.

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    5. se ventilato meccanicamente, non credo ci siano problemi di lunghezza. è certamente meglio allacciarlo alla vecchia canna fumaria, ma così facendo uno dei due appartamenti avrà una servitù impiantistica rispetto all'altro.

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    6. eh, purtroppo si...ma il nostro Tecnico (se così vogliamo chiamarlo) aveva tralasciato questo "piccolo" dettaglio....e ora, poichè mi è sembrato molto strano che potesse bastare la sola cappa filtrante, non convinta, documentandomi, è emerso questo problema e vorrei risolverlo...poichè siamo in un condominio che,seppur pienamente nei nostri diritti e con tanto di approvazione di assemblea condominiale, ha già tanto storto il naso per la tubazione esterna del gas con relativo contatore, non vorremmo sollevare altre inutili polemiche....non approverebbero mai la canna fumaria fino al tetto e avrebbero da ridire anche sulle forature perimetrali...metteremo sicuramente l'elettroventilatore al vetro della finestra, ma mancherebeb la seconda foratura....a questo punto seppur con una piccola servitù, forse il male minore è allacciare la cappa a quella esistente...con ventilazione meccanica.
      LA ringrazio infinitamente delle sue importanti informazioni e Le rinnovo i sinceri complimenti per questo blog che mi è sempre stato utilissimo.

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    7. gentile Architetto, scusi se La disturbo di nuovo e mi permetto di sottoporLe un altro dubbio: per non ricorrere alla suddetta servitù, cambierebbe qualcosa e potrei essere a norma anche per quella edilizia, se posizionassi entrambe le due bucature di aereazione e ventilazione non a muro ma sulle finestre? la quota di quella dell'aereazione sarebbe corretta, quella per la ventilazione poichè non a quota idonea(max 30Cm dal pavimento)lo faremmo maggiorato del 50%??

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    8. come dicevo sopra, il fatto che l'ambiente rispetti la norma UNI con i fori di ventilazione non necessariamente significa che rispetti anche il regolamento edilizio: sulla norma UNI infatti (vado a memoria) è precisato che le norme non prevalgono su altri regolamenti, tra i quali sono da intendersi quello edilizio e d'igiene, per esempio. Se sul regolamento di Roma (cosa che non è) ci fosse scritto che le norme da rispettare sono le UNI, allora cambierebbe il discorso.

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    9. ah ecco....ma quindi mi potrebbe suggerire dove poter controllare questi regolamenti edilizi/igienici? nel senso come faccio io a sapere se sono a norma o meno pur mettendomi in regola almeno per la normativa UNI? o chi potrebbe dirmelo? dal momento che per chi ha eseguito i lavori siamo a posto così? io non vorrei incappare in qualche sanzione o denuncia o altro ecco, vorrei sistemare tutto quanto.
      In ogni caso la ringrazio nuovamente per tutto.

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    10. il regolamento edilizio ed igienico sono pubblicati sul sito del Comune: comunque temo le occorra la consulenza di un tecnico, se deve andare in contraddittorio con l'impresa.

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    11. ok, grazie mille è stato davvero molto gentile.

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  4. Buonasera architetto, possiedo un appartamento in centro storico a roma primo municipio nel quartiere ludovisi, questo appartamento ha una soffitta di pertinenza di 50 mq con soffitti molto alti circa 4 mt nella parte +alta e circa 1,20 nella parte + bassa. Volevo sapere come posso cambiare la destinazione d'uso cioè da soffitta ad abitazione o ufficio.
    Il cambio di destinazione è reso possibile dalla LR n.13 del 16/04/2009?
    Potrebbe essere poi considerata come abitazione autonoma? Secondo la sua esperienza è più facile presentare domanda di cambio di destinazione d'uso ad C2 ad A2 (collegata all'appartamento principale o autonoma)oppure ad ufficio?
    cordiali saluti

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    1. la legge recupero sottotetti, per espressa previsione di norma, non può essere applicata ai centri storici individuati nel PTPR: per Roma, la perimetrazione del centro storico coincide con le mura aureliane. Se si è dentro dunque è impossibile; se si è fuori ci si può ragionare. portarlo verso altre destinazioni, come p.e. ufficio, può essere fattibile se la soffitta da progetto originario di costruzione è stata concepita come spazio sfruttabile, e quindi sviluppante cubatura anche all'epoca. Occorre fare uno studio di fattibilità con analisi dei documenti legittimanti: mi contatti in privato per ulteriori informazioni.

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    2. comunque avendo una altezza ragguardevole, non è detto che non si possa portare comunque in abitativo anche senza recupero sottotetti, ma sempre prima verificando se urbanisticamente lo spazio può essere considerato come sviluppante cubatura fin dall'origine.

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  5. Buonasera architetto, mi è stato chiesto di verificare che alcune unità immobiliare siano inagibili e quindi dichiararle F2 -unità collabenti. Mi potrebbe indicare l'iter procedurale per poterlo fare? Io so che c'è bisogno di una relazione con foto, planimetria e dichiarazione di inagibilità per motivi vari (tipo mancanza id tetto o altro) e poi fare una docfa al catasto e allegare tale relazione, è corretto? grazie per i consigli
    Inoltre per quelle unità già dichiarate F2 al catasto e non pagare l'Ici, come si dovrebbe agire?Solo una dichairazione da parte del commercialista nella dichiarazione dei redditi? ancora grazie

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    1. non ho mai affrontato il tema nello specifico ma immagino che si proceda con un docfa specificando nella relazione tecnica cosa si sta facendo. allegherei una relazione anche con fotografie per dimostrare l'inagibilità. Per non pagare le tasse comunali, occorre fare una comunicazione specifica all'amministrazione.

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  6. Buongiorno Architetto, ho avuto l'incarico di verificare la possibilità di installare una nuova canna fumaria in un locale C/1 nel centro storico di Roma. Verificato appunto che ciò non è più possibile, non sono riuscito invece ad ottenere informazioni sulle cappe filtranti, che a delibera del I municipio del 2015, non sono più regolari, ovvero non si rilasciano nuove SCIA commerciali con questo sistema.
    Lei ha aggiornamenti normativi al 2017?
    grazie

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    1. da che io so lo stato è ancora quello del 2015.

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Grazie per il commento. verifica di essere "nell'argomento" giusto: ho scritto diversi post su vari argomenti, prima di commentare controlla che il quesito non sia più idoneo ad altri post; puoi verificare i miei post cliccando in alto nel link "indice dei post". I commenti inseriti nella pagina "chi sono - contatti" non riesco più a leggerli, quindi dovrete scrivere altrove: cercate il post con l'argomento più simile. In genere cerco di rispondere a tutti nel modo più esaustivo possibile, tuttavia potrei non rispondere, o farlo sbrigativamente, se l'argomento è stato già trattato in altri commenti o nel post stesso. Sono gradite critiche e più di ogni altro i confronti e le correzioni di eventuali errori a concetti o procedure indicate nel post. Se hai un quesito delicato o se non riesci a pubblicare, puoi scrivermi in privato agli indirizzi che trovi nella pagina "chi sono - contatti". Sul blog non posso (e non mi sembra giusto) pubblicare le mie tariffe professionali: scrivimi un email per un preventivo senza impegno. Grazie.