mercoledì 19 ottobre 2016

prescrizioni ASL sui progetti

Questo post non citerà quasi per niente delle fonti normative, ma si basa quasi esclusivamente sull'esperienza che il sottoscritto ha avuto in diversi contesti con la ASL romana, in particolare con il servizio progetti, quello a cui occorre rivolgersi non per i nulla osta tecnico-sanitari, ma per l'avallo dei progetti per esempio di nuova costruzione o di trasformazione urbanistica.



perché non vengono citate fonti? perché in realtà le norme di riferimento sono a volte vaghe, a volte molto settoriali ma, soprattutto, perché la ASL ha una certa discrezionalità nella valutazione dei progetti e quindi legittimamente ha costruito una propria interpretazione, condivisibile o no, di diversi contesti specifici. Man mano che dovessi trovare chiari riferimenti aggiornerò il post nel corso del tempo: nel frattempo sono ovviamente sempre molto ben accette le contribuzioni dei lettori, perché questo blog vuole essere soprattutto un posto di condivisione dell'informazione.
Le considerazioni di questo post possono non valere in altre ASL di altre regioni, nelle quali possono esserci specifiche norme, diverse da quelle romane e laziali.

Metto subito le mani avanti: come indicato, questo post è frutto delle mie esperienze personali, dunque potreste trovare riscontri diversi andando a parlare voi stessi di un progetto nello specifico.


cambi di destinazione d'uso

In linea di principio, modificare la destinazione d'uso originaria verso altre destinazioni non presenta particolari problemi, se non il fatto, ovviamente, che il locale nella sua destinazione "post operam" dovrà rispettare le caratteristiche tecnico-dimensionali proprie prescritte per la specifica configurazione: il riferimento tipico è all'altezza interna, che per esempio per le unità abitative è fissata in 270cm mentre per i locali commerciali è 300cm: non è quindi possibile per esempio convertire una abitazione con altezza minima in un locale commerciale se non si può aumentare l'altezza utile.

Non è generalmente possibile il cambio di destinazione d'uso verso attività in cui è prevista la presenza non saltuaria di persone in locali parzialmente o totalmente interrati (anche se l'art. 48 del regolamento d'igiene lo consentirebbe). Questo vale quindi sia per i cambi d'uso verso destinazioni abitative, sia verso destinazioni per esempio commerciali o produttive dove è evidente che si debba prevedere la presenza di persone fisse lavoratrici o di pubblico. Tuttavia, l'ufficio concede deroghe qualora la destinazione originaria sia già legittimata come uso che prevede stazionamento di persone (p.e. da laboratorio artigiano a commerciale o vice-versa). Per esperienza, posso dirvi che piccole deroghe a questa regola possono essere concesse se la quota di interramento è molto modesta (qualche decina di centimetri rispetto al piano strada) o se il locale ha delle oggettive caratteristiche per cui si può fare leva per derogare alla regola: se si è in presenza di un immobile che è suscettibile di ricevere il nulla-osta ma non è completamente fuori terra, tra le cose che certamente vi verranno chieste è di alzare la quota dei pavimenti il più possibile, per ridurre la quota di interro, e di realizzare o specificare l'esistenza di sistemi o tecnologie specifiche per contrastare l'umidità di risalita. Ovviamente, nell'alzare le quote dei pavimenti non si potrà in nessun caso scendere al di sotto delle altezze minime previste dalla normativa (2,70mt per le abitazioni e gli uffici, 3,00 mt per i locali commerciali).
In generale, nei cambi di destinazione d'uso non è ammessa deroga alle altezze minime previste dalla legge.
Generalmente la ASL consente di derogare al vincolo del regolamento edilizio dell'art. 39 secondo cui le abitazioni poste al primo piano devono essere rialzate di almeno un metro da terra.
Considerate comunque che per i cambi d'uso verso destinazioni abitative, in immobili fuori terra senza il problema del dislivello di un metro, e solo in questo caso, il requisito igienico sanitario può essere autocertificato dal tecnico senza ottenere il preventivo nulla-osta.


rapporti aeroilluminanti e finestre in genere

Ovviamente, nei locali per abitazione e nei locali commerciali deve essere sempre presente il rispetto dei rapporti aeroilluminanti tali che vi sia un rapporto minimo di 1/8 tra la superficie apribile degli infissi verso l'esterno e la superficie calpestabile dell'ambiente servito. la superficie apribile deve essere calcolata al netto del telaio, ed in teoria, in caso di apertura a vasistas, bisogna calcolare l'apertura effettivamente ventilante, che è inferiore all'apertura netta, a meno che il vasistas non apra a 90°. Il rapporto non deve essere rispettato per i locali di servizio (bagni, ma è obbligatoria la ventilazione meccanica se assente la finestra), serventi (corridoi, antibagni), o non destinati direttamente allo stazionamento delle persone (cantine, depositi annessi alle unità immobiliari, ). Al servizio progetti difficilmente accettano di derogare a queste disposizioni con gli impianti di ventilazione meccanica, ma ci si può appellare sempre all'art. 47 del regolamento di igiene di Roma che consente di avere "sufficiente ventilazione, anche ad ambiente chiuso": più permissive sotto questo punto di vista sono le ASL competenti per i N.O.T.S. . Comunque è possibile farsi approvare negli edifici di nuova costruzione, purché non residenziali, impianti di ventilazione meccanica a fronte di un rapporto di ventilazione volutamente insufficiente.

Altra cosa che viene sempre specificatamente richiesta è la verifica del fattore medio di luce diurna.

Al servizio progetti danno molto peso alla normale libera che deve essere presente davanti alle finestre. Questa normale è di 10 metri per le "abitazioni in semisottosuolo" di cui all'art. 38 del regolamento edilizio di Roma, e generalmente viene esteso anche agli immobili ad altri usi destinati sempre se parzialmente interrati, anche se ciò non è esplicitamente indicato nel r.e.. Negli immobili fuori terra sono indicate delle normali minime solo in caso di affaccio in cortile (art. 29 e seguenti sempre del regolamento edilizio), ma per affacci esterni fuori terra non è indicata una normale minima, anche se questa è implicita nel calcolo del fattore medio di luce diurna il quale se viene verificato può consentire la deroga anche per distanze molto ravvicinate, sempre se l'affaccio non è in cortile o se non ci si trova in un semisottosuolo.

Secondo il servizio progetti, NON possono essere considerate finestre, e quindi non entrano nel conteggio delle superfici utili alla determinazione dei rapporti aeroilluminanti, le finestre allineate ed integrate con le falde del tetto (c.d. "velux") nonché i lucernari a soffitto in genere. Possono essere accettate le finestrature a "shed" solo laddove specificatamente previsto, e generlamente nelle strutture industriali. Le uniche finestre che possono essere considerate ai fini del rapporto aeroilluminante sono quelle verticali, dunque se dovete effettuare un recupero sottotetti in un ambiente che può avere solo finestre sulle falde, sarete costretti a creare degli abbaini, a meno che la normativa regionale non specifichi espressamente la possibilità di ricorrere anche a finestre non verticali per il fabbisogno aeroilluminante.

La porta di ingresso può essere considerata nel calcolo dei rapporti aeroilluminanti solo per i locali commerciali, mentre invece non può essere considerata per le abitazioni o per gli uffici (e per tutte le altre destinazioni funzionamente analoghe alle abitazioni, tipo le attività extralberghiere o gli studi medici). Dunque se si ha una unità immobiliare residenziale che ha l'accesso direttamente su strada o su un ballatoio aperto, la dimensione della porta, anche se realizzata esattamente come una porta-finestra, non può essere conteggiata ai fini del rapporto aeroilluminante. Se invece si realizza, all'interno dello stesso vano murario, un unico infisso che contiene sia la porta d'ingresso e sia una porzione apribile tipo finestra, allora la porzione a finestra può essere conteggiata nel rapporto aeroilluminante. Pertanto occorre prestare attenzione per esempio quando si effettua un cambio d'uso di una unità commerciale a piano strada in abitativo: la superficie aeroilluminante che era magari sufficiente per la bottega potrebbe non essere sufficiente per il residenziale, visto che appunto non si può conteggiare la porta d'ingresso che invece nella precedente destinazione aveva valore.

cucine

la ASL tende a concedere deroghe al dover realizzare canne fumarie fino al tetto nel caso in cui si dimostri che è fisicamente impossibile realizzarla, o comunque qualora sia molto complesso tecnicamente. Su questo argomento comunque è competente anche il Comune/Municipio, quindi se ottenete la deroga dall'uno non è detto che la si riesca ad ottenere anche dall'altro.

ambienti chiusi non direttamente finestrati

è possibile realizzare, in specifici contesti (certamente non nelle abitazioni), degli ambienti adatti per la presenza fissa di persone ma che non hanno finestre direttamente verso l'esterno: in tal caso devono necessariamente confinare con un altro ambiente questo sì dotato di finestre verso l'esterno, e tra i due ambienti devono essere presenti delle aperture, anche non necessariamente vetrate, sempre e comunque pari ad 1/8 della superficie dell'ambiente "cieco". in questo caso è richiesto che la superficie delle finestre dell'ambiente confinante siano tali da soddisfare i requisiti di entrambi gli ambienti, come se fosse un ambiente unico. Facciamo l'esempio di due stanze, entrambe da 12 mq, la prima cieca, la seconda con finestre, direttamente comunicanti attraverso una porta. La stanza "cieca", per essere a norma, dovrà avere una o più aperture apribili (porte, finestre interne, etc) aventi una superficie apribile pari a 1/8 di 12mq, cioè 1,5mq. Una normale porta standard larga 80cm ed alta 210cm ha una superficie apribile di 1,7mq, dunque il parametro sarebbe rispettato. L'ambiente con finestre, però, dovrà rispettare il valore di 1/8 di finestratura verso l'esterno sia relativamente all'ambiente con finestre e sia all'ambiente cieco: dunque dovrà avere finestrature apribili per un totale di almeno 3mq, ed ovviamente rispettare la normale libera di cui sopra. In questo caso secondo il servizio progetti non servono impianti di ventilazione meccanica per sopperire al fabbisogno aeroilluminante.

Questa interpretazione generalmente non è condivisa dai municipi, ma se si presenta una istanza autorizzativa (CILA, SCIA, DIA) con il nulla osta ASL allegato relativo al progetto nello specifico, non potranno obiettare perché i rapporti aeroilluminanti sono precisa e specifica competenza del servizio progetti. è inutile andare direttamente ai municipi chiedendo di autorizzare progetti con questa soluzione distributiva dicendo che "per la ASL va bene": bisogna presentarsi col progetto già approvato.

riferimenti certi

Ho scritto in premessa che l'articolo non citerà fonti, ma qualcosa in verità c'è. La documentazione che certamente fa riferimento in ambito sanitario, per quanto sopra descritto, è fondamentalmente la seguente:

5 commenti:

  1. Un aspetto non Asl ma comunque di una certa rilevanza è il cambio d'uso in cui la nuova destinazione preveda carichi di esercizio superiori (es. un locale sottotetto accessibile che viene convertito ad uso abitativo o addirittura ad ufficio).

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    1. è corretto, i solai vanno utilizzati in base ai carichi previsti, e se si cambia l'uso e se il nuovo uso prevede carichi superiori, occorre un adeguamento. Comunque non afferisce alla sfera di competenza ASL.

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  2. Ciao Marco, vorrei segnalarti che gli uffici Asl RmC non ricevono più il pubblico!!!!

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    1. Ah. so che da pochissimo hanno cambiato identificazione in Asl Roma 2 servizio P.A.A.P. ma non che avessero soppresso il ricevimento al pubblico. grazie del triste feedback, staremo a vedere.

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    2. Ciao, sono passato stamattina: il ricevimento è aperto come è sempre stato. forse eri capitato in un giorno in cui era chiuso per caso?

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