venerdì 23 settembre 2016

FAQ ministero sviluppo economico su applicazione nuovo decreto requisiti minimi 2015

Il Ministero dello Sviluppo Economico, assieme all'ENEA, hanno pubblicato due documenti, uno di ottobre 2015 ed uno di agosto 2016, in cui rispondono ad alcune domande tipiche sull'intepretazione del decreto requisiti minimi 2015, che è il nuovo standard per la progettazione energetica e per la redazione degli APE.
il documento di ottobre 2015 contiene delle risposte a quesiti di tipo sia generico che tecnico. Posto che la letttura è interessante per l'intero documento, estrapolo alcuni passaggi che possono essere maggiormente rilevanti per chi, come me, applica questo decreto principalmente alla ristrutturazione dell'esistente:
  • punto 8, si conferma che per gli immobili residenziali non va considerato, nel progetto legge 10, l'apporto dei sistemi di illuminazione nè quelli di trasporto;
  • punto 9, in casi ambigui in cui uno stesso immobile abbia più destinazioni d'uso (catastalmente ciò è impossibile, ma urbanisticamente possono esserci dei casi limite. un caso tipico è un appartamento in cui una zona sia stata riservata ad uso ufficio privato) l'immobile va trattato come se fosse tutto della destinazione prevalente.
il documento di agosto 2016 è l'estensione di quello di ottobre 2015. Come sopra, estrapolo gli argomenti di maggiore spicco per chi si occupa principalmente di interventi sugli edifici esistenti, che in questa seconda edizione sono più numerosi:
  • primi 5 punti: interessanti risposte relativamente a cosa considerare come involucro disperdente;
  • punto 6:  risposta a cosa fare quando scade l'APE dopo i primi 10 anni (o meno, se non avete potuto allegare la documentazione di caldaia): non va rinnovato, ma deve essere rifatto nel momento in cui si ricade in uno dei motivi previsti dalla legge;
  • punto 8: utilissima risposta in merito ai casi di cambio di destinazione d'uso, in cui si conferma la linea che io ho sempre tenuto finora (per fortuna!): il cambio d'uso va trattato sempre in considerazione degli interventi da dover realizzare e non in relazione al cambio d'uso in sè per sè: dunque nel caso in cui nel fare un cambio d'uso non si deve intervenire sugli elementi disperdenti, non è richiesto nessun adeguamento; viceversa se sono previsti interventi, occorre adeguarsi relativamente al tipo di interventi da farsi e seguendo la procedura come se fosse una normale ristrutturazione e non necessariamente un cambio d'uso. Diverso è ovviamente il caso di realizzazione di cambio d'uso mediante applicazione di leggi speciali: per esempio sia il Piano Casa della Regione Lazio sia il Recupero Sottotetti obbligano all'adeguamento energetico dell'immobile, e, dunque, in quei casi non si scappa.
  • punto 11: nel caso di ampliamento inferiore al 15%, per capire in quale tipologia di intervento si ricade bisogna computare la percentuale di superficie disperdente che l'immobile avrà in più rispetto al volume originario ante ampliamento.
  • punto 12: caso specifico di coesecuzione sia di ampliamento e sia di riqualificazione energetica del volume originario. Non mi convince in questo caso la risposta del ministero: come faccio a distinguere le due porzioni di immobile? entrambe avranno una specie di "parete fantasma" coincidente con il punto in cui comincia l'ampliamento, dunque saranno sempre sballati i valori del rapporto S/V.
  • punto 14: viene fornita una definizione abbasatanza chiara di cosa si intende per ristrutturazione dell'impianto termico: avviene nel caso di sostituzione di tutti i sottosistemi (e questo era ovvio), e nel caso di sostituzione combinata del sottosistema di generazione (es la caldaia) e sottosistemi di distribuzione e/o di emissione. Con queste parole contorte si vuole dire che NON è ristrutturazione la sola sostituzione del generatore, la sola sostituzione della distribuzione o la sola sostituzione degli apparati di emissione. Non vi ricadrebbe quindi neanche la sostituzione di distribuzione ed emissione, mantenendo il generatore. il punto secondo me rimane controverso.
  • punto 20: occhio a questa cosa, che io avevo intuito ed è potenzialmente complicata: nel caso di semplice sostituzione infissi (si, anche per mera sostituzione infissi bisogna fare la relazione legge 10: sapevatelo), se gli infissi superano il 25% della superficie disperdente dell'immobile (può avvenire anche nelle comuni abitazioni in condominio), scatta l'obbligo correlato al fatto di appartenenre ad una riqualificazione di secondo livello: vale tuttavia quanto si dirà al punto 35;
  • punto 23: ovvia risposta ma è sempre bene chiarire: nel caso di sostituzione di tubazioni dell'impianto termico non c'è bisogno di adeguare la parete o il solaio in cui passano (ammesso che sia una superficie disperdente);
  • punto 35: in caso di mera sostituzione infissi ricadenti però in ristrutturazione di secondo livello, la relazione legge 10 può essere parziale e limitata alla sola verifica dei parametri richiesti e quindi può non ricomprendere il calcolo di tutte le superfici disperdenti dell'immobile;
  • punto 36: in caso di sola sostituzione infissi cche non superano la soglia del 25% delle superfici disperdenti è possibile evitare di redigere la relazione tecnica, la quale può essere sostituita con la dichiarazione della ditta installatrice. Il ministero però non indica se in tale caso la trasmissione della documentazione al Comune è comunque obbligatoria;
  • punto 39: nel caso di installazione di pompe di calore per il solo servizio di ACS, bisogna considerare comunque i valori di COP e GUE relativi agli impianti di riscaldamento;
  • punto 41: ecco un'altra questione controversa su cui si fa finalmente luce: nel caso in cui occorra rifare l'impermeabilizzazione di un lastrico solare che funge da elemento disperdente bisogna adeguare la trasmittanza termica di tutto l'elemento strutturale? la risposta è: dipende. Se per sostituire l'impermeabilizzazione bisogna togliere la pavimentazione, allora sì; se invece si deve impermeabilizzare lavorando sulla pavimentazione o sull'intradosso, allora no. 
segnalatemi al solito refusi, errori, sviste.

4 commenti:

  1. Tema molto interessante ed esaustivamente trattato.
    In pratica: Se uno non sfrutta detrazioni e l' intervento può ricadere in regime libero gli conviene eseguire senza tanta pubblicità e il giorno che vende l'alloggio far redigere l' attestato alla luce dello stato di fatto risultante.

    Ovviamente in caso di ristrutturazioni organiche in regime di Scia questa semplificazione non è possibile. Mi chiedo se ci sono deroghe per gli edifici vincolati in cui interventi sull' involucro impattano sugli elementi sensibili (Prova a pensare ad una facciata con forature contornate, cornicioni e quant' altro che all' interno coincide con superfici affrescate).

    Bel lavoro comunque!

    P.Q.

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    1. il punto è che l'applicazione del decreto non prevede regimi liberi dentro cui non valgono le regole, ma queste vanno applicate sempre quando occorre intervenire sulle strutture dipendenti.per gli edifici tutelati esistono deroghe.

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  2. Si, ho trovato il documento che riporta le deroghe. Interessante il comma 3 lettera g) che aggancia l' obbligo al periodo di occupazione. In pratica in un edificio adibito ad attività socio-culturali utilizzato saltuariamente io posso prescindere dal raggiungimento dei requisiti. Sto lavorando in questi giorni ad un intervento del genere e credo proprio che utilizzerò la deroga :)

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  3. Attenzione al punto 35... La risposta del MISE prevede che la compilazione parziale sia accettata solo in caso di riqualificazione energetica (per cui vale ovviamente anche quanto scritto al punto 36), ma è escluso il caso di ristrutturazione importante.

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